PLAY

 

 

di Caroline Baglioni
regia Michelangelo Bellani
con Caroline Baglioni, Annibale Pavone
luce e spazio Gianni Staropoli
costumi Aurora Damanti
assistente alla regia Barbara Pinchi
cura del movimento Lucia Guarino
scenografo Loris Giancola
foto e video Elisa Brufani, Eris Curo
produzione La Corte Ospitale

IL TESTO È STATO SELEZIONATO E TRASMESSO PER IL TEATRO DI RADIO3 RAI, PER PARLARE DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE NELL’AMBITO DELLA GIORNATA NAZIONALE 8 MARZO.

Un’attrice si reca a casa di un regista per fare un provino di cinema. Durante il colloquio le richieste del regista divengono sempre più esplicite. Attraverso alcuni giochi il regista entra nella vita privata dell’attrice e sconvolge le regole del loro incontro. L’attrice, inizialmente in difficoltà, ribalta la situazione proponendogli un’improvvisazione. I due inizieranno a dialogare tra fantasia e realtà confondendo i piani. Il testo si ispira agli scandali dei provini a scopo sessuale di cui si continua molto a parlare, analizzando in profondità le dinamiche che si possono innescare tra queste due figure professionali. La storia di una violenza psicologica verso una giovane ragazza sul luogo di lavoro. Il testo trae ispirazione dagli scandali dei provini a scopo sessuale che hanno fatto nascere il movimento del #metoo di cui ancora oggi si continua molto a parlare.

 

NOTE DI REGIA

“Play è un testo ispirato ai noti fatti di cronaca che hanno dato vita al movimento del me too. Ma la scrittura di Caroline Baglioni, ha saputo tenersi ben lontano dalla convenzionalità delle argomentazioni con le quali solitamente si affronta un tema così delicato. Il tema infatti è la violenza. Che anche quando non si manifesta con la brutalità di un’azione esplicita, può implicare sotterraneamente – nel gioco delle parti di un rapporto di potere – una situazione di sottomissione psicologica che inquina la coscienza, la quale spesso non è così chiara e distinta e affiora solo a posteriori. La banalità del male allora, si camuffa dietro la faciloneria dei giudizi che polarizzano la questione liquidando il tema in un laconico “se l’è andata a cercare”. Ma non si tratta solo di una questione di genere o relegata all’intossicato mondo dello spettacolo. La violenza, come lo spettacolo, è dappertutto: nelle case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e di svago, e spesso si dimentica che un provino è il colloquio di lavoro di un’attrice o di un attore.

Play esce dai cliché di circostanza perché la situazione-tipo di una giovane attrice, riesce a immergerci nella complessità di una vicenda in cui il piano di realtà è precario e costantemente messo in dubbio. Ed è questo dunque il punto: raccontare la fragilità emotiva, l’ambiguità con la quale spesso si presenta il “gioco” da fare, il tranello sempre accessibile in cui cadere, anche per chi è dall’altra parte della scrivania.

Nel lavoro con gli attori, la scelta è quella di focalizzare l’attenzione sull’infinità dei particolari e dei moventi psicologici. La resa del testo è affidata ad ogni minimo dettaglio sonoro rivelato in primo piano per creare un rapporto con “i fatti” del tutto particolare. Li vediamo accadere davanti ai nostri occhi a una certa distanza, ma li sentiamo con la prossimità di una voce sussurrata: un’evidenza sonora per tradire tutto il non-detto. Ciò cui assistiamo dal vivo è la concretezza dei gesti che i due interpreti compiono per realizzare ogni azione, ma con una risonanza incoerente, iperbolica, dove il piano d’ascolto crea la suggestione di un “dentro” e di un “fuori”. Non la rappresentazione, dunque, ma l’innaturalismo del naturale, per così dire, un universo emotivo e simbolico per comprendere.”

Michelangelo Bellani














30/05/2024
Play
Baglioni/Bellani
Primavera dei teatri
Castrovillari