LOST & FOUND
Nalini Vidoolah Mootoosamy

 

PROGETTO

All’aeroporto di un paese esotico due giovani europei smarriscono i bagagli. Questo imprevisto trasforma le loro vacanze in un incubo imprevedibile, generando litigi e incrinando il loro rapporto. Non è solo una questione di vestiti ma di “perdita”. Il bagaglio è irreperibile anche per il banco “Lost&Found”. Parallelamente, in un paese europeo, un migrante viene interrogato da due agenti per essere identificato e rimpatriato. Lui non vuole parlare, non parla, forse non può parlare; sa che cosa rischia. Le sue debolezze possono essere la fine del suo viaggio. Le due storie proseguono parallele fino al termine dove la questione legale su “chi siamo” e “dove ci è permesso abitare” si intreccerà con un prepotente anelito animale alla vita. Un Medico cercherà di mettere ordine nei fatti accaduti.

 

Nalini Vidoolah Mootoosamy, originaria di Mauritius, è drammaturga e scrittrice. Ha un dottorato in francesistica. Collabora al progetto Teatro Utile dell’Accademia die Filodrammatici. Fa parte di Fabulamundi Playwriting Europe. Lost & Found 2022 è finalista Premio Riccione 2023.

 

//AZIONI CON IL PUBBLICO

Durante la residenza la compagnia incontrerà gli spettatori e le spettatrici di Rubiera e terrà un Laboratorio sul tema dell’identità rivolto gli studenti e studentesse che frequentano la scuola di italiano per stranieri di Rubiera.

 

DIARIO DI VIAGGIO

Che cosa ha significato per voi questo periodo di residenza, in relazione alla fase di lavoro che state attraversando?

“Parlo da figura artistica che si è aggiunta al lavoro la seconda settimana di questa tappa di lavoro. Per me questa residenza è stata fondamentale per entrare nel vivo del lavoro e toccare con mano possibilità e direzioni di lavoro che fino a quel punto avevo solo ipotizzato con Alberto. Quindi una tappa iniziale (parlando del lavoro fisico sugli attori e sul testo) fondante.”

(Giselda Ranieri, drammaturga del corpo)

 

“Per me le due settimane di residenza alla Corte Ospitale di Rubiera hanno rappresentato una fase importantissima di concentrazione, personale e di gruppo, e di costruzione artistica. In particolare la possibilità di avere un periodo non breve di esplorazione creativa sia del testo che dell’azione dei corpi in scena, senza pressioni, è stata fondante per il proseguo del lavoro e per la nascita concreta di una “anima scenica” del lavoro su Lost & Found, visibile anche per gli ospiti che hanno assistito alla nostra apertura al pubblico.”

(Alberto Cavalleri, regista)

 

“La Corte ospitale è un privilegio di spazio-tempo: uno spazio unico e condiviso, dove il tempo – quello che troppo spesso ci sfugge – può finalmente essere colto. Nelle due settimane di residenza, grazie agli spazi a nostra disposizione (la sala prove, la cucina, le camere, il silenzio del chiostro), abbiamo potuto modulare tempo e spazio secondo le esigenze della nostra creazione artistica, ancora fragile e informe, alla ricerca di una chiave di volta.
La residenza ci ha permesso di restare nel processo, accettando anche l’errore e la ripetizione senza fretta, senza fermarci alla prima soluzione di comodo. Il tempo esteso della residenza ci ha dato la possibilità di lavorare su due livelli: testo e corpo.
Sul testo, il lavoro è stato un gesto di sottrazione: affinare le parole, cambiarle, lasciarle andare, fino a far emergere solo l’essenziale. In questo tempo sospeso, Lost&Found ha potuto chiarirsi nelle zone più incerte attraverso il confronto con il gruppo. Alcune parti sono state riscritte, modellate per adattarsi meglio alla scena.
In seconda battuta, abbiamo esplorato come muoverci dentro il flusso delle parole, trasformando il corpo stesso in movimento vivo, parte integrante del testo. Con gli interpreti abbiamo creato un linguaggio condiviso, piantato piccoli semi, per far emergere insieme la forma del testo attraverso l’azione fisica.
In quest’ottica di ricerca in fieri, la restituzione si è rivelata necessaria. Mostrare solo un frammento del lavoro ci ha permesso di non correre e di confrontarci con un pubblico attento e privo di giudizio: uno sguardo consapevole che osserva un’“ecografia” del momento, e non la creatura nella sua forma definitiva.”

(Nalini Vidoolah Mootoosamy, drammaturga)

 

Qual è, per voi, il senso e il valore di uno spazio di residenza artistica?

“Dipende dallo spazio, dal tipo di residenza (ricerca, produttiva ecc.) e dal punto in cui è arrivato il lavoro. In generale, penso possa e debba essere uno spazio di immersione e concentrazione che permette di chiarire visioni e possibilità; per farlo deve essere uno spazio di accoglienza e apertura. In questo senso la corte ospitale funziona molto bene.”

(Giselda Ranieri, drammaturga del corpo)

 

“Nelle due settimane a Ruberia ho potuto di nuovo verificare l’importanza di avere a disposizione uno spazio di residenza artistica per la crescita di un lavoro artistico di compagnia. Poter avere uno spazio di lavoro a disposizione, caldo, silenzioso e provvisto degli strumenti necessari per la ricerca, una cucina a cui accedere, la libertà di gestire i propri tempi di creazione in uno spazio protetto e gli alloggi della compagnia per condividere senza distrazioni il percorso è un “fatto” ad oggi fondamentale nel panorama teatrale italiano, dove i prodotti sono costruiti spesso in fretta, senza approfondire la ricerca scenica e attoriale, drammaturgica e registica. Una residenza è uno spaziotempo di nutrimento per la creazione e per l’equilibrio del gruppo artistico che vi lavora. Per questo sono riconoscente per avere avuto questa preziosa tappa.”

(Alberto Cavalleri, regista)

 

“Una residenza artistica è un tempo abitabile, un luogo di libertà creativa e crescita personale, dove il fare si intreccia con la cura. È uno spazio vivo, in cui stare accanto a una creatura fragile e in crescita: osservandola, nutrendola, proteggendola. La residenza offre continuità e presenza, strumenti silenziosi che permettono al lavoro di svilupparsi nel proprio ritmo, di chiarirsi nelle zone incerte, di trasformarsi senza forzature.
Non si tratta solo di produrre un’opera, ma di respirare, riflettere, lasciarsi attraversare dal processo creativo. È un luogo di scambio e connessione, dove tempo e spazio diventano strumenti preziosi per nutrirsi di luce, silenzi e solitudine, e per consolidare la ricerca artistica.

(Nalini Vidoolah Mootoosamy, drammaturga)

 

𝐿𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑅𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝐸𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎-𝑅𝑜𝑚𝑎𝑔𝑛𝑎 (𝐿’𝑎𝑟𝑏𝑜𝑟𝑒𝑡𝑜 – 𝑇𝑒𝑎𝑡𝑟𝑜 𝐷𝑖𝑚𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑀𝑜𝑛𝑑𝑎𝑖𝑛𝑜 | 𝐿𝑎 𝐶𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑂𝑠𝑝𝑖𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑅𝑢𝑏𝑖𝑒𝑟𝑎) 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑀𝑖𝐶 – 𝑀𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎, 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝐸𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎-𝑅𝑜𝑚𝑎𝑔𝑛𝑎, 𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑀𝑜𝑛𝑑𝑎𝑖𝑛𝑜, 𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑅𝑢𝑏𝑖𝑒𝑟𝑎



dal 26 gennaio all'8 febbraio 2026