GIACCUA
Filippo Seziani

 

con Filippo Seziani, Mark Kevin Barltrop

Giaccua nasce da una condizione di bullismo familiare. Da qui la volontà di esplorare la tematica più ampia della fatica di relazionarsi con se stessi quando si porta addosso un trauma. Questo spettacolo vuole essere un viaggio dentro quel territorio fragile: un tentativo di mostrarlo senza filtri, per riconoscerlo, per condividerlo e, forse, per imparare a guardarlo da vicino senza paura. Una figura attraversa una realtà instabile, abitata da presenze, ricordi e immagini che oscillano tra il gioco e la minaccia. Palloncini, figure deformi e frammenti di infanzia emergono come segnali ambigui. Ciò che dovrebbe rassicurare lascia spazio a una tensione costante. Le lacrime arrivano senza preavviso. Forse è un sogno. Forse no. Il corpo reagisce prima della mente. Prende forma il tentativo di diventare impermeabili, di indossare un’armatura. Ma ciò che protegge finisce per isolare. Per quanto ancora il corpo e la mente riusciranno a reggere questa condizione?

Filippo Seziani è artista selezionato dal bando Surreale della scuola Flic di Torino rivolto ad artisti e compagnie under 35.

 

//AZIONI CON IL PUBBLICO

Durante la residenza la compagnia incontrerà gli spettatori e le spettatrici di Rubiera.

 

DIARIO DI VIAGGIO

Che cosa ha significato per voi questo periodo di residenza, in relazione alla fase di lavoro che state attraversando?

Questo periodo di residenza è stato fondamentale per individuare una linea di coerenza chiara e condivisa dello spettacolo. Il tempo a disposizione ci ha permesso di approfondire il lavoro, di confrontarci in modo più consapevole e di chiarire numerosi dubbi legati sia alla tematica affrontata sia alle scelte di messa in scena. La continuità del processo ci ha dato inoltre la possibilità di sperimentare, verificare le intuizioni emerse e rafforzare la visione complessiva del progetto, rendendo il lavoro più solido e consapevole.

 

Qual è, per voi, il senso e il valore di uno spazio di residenza artistica?

In generale, in Italia, uno spazio di residenza artistica è un lusso, un’opportunità rara.
Per noi, una residenza artistica è prima di tutto un luogo in cui poter sperimentare, sbagliare, cambiare direzione. È uno spazio che permette a parti di sé di emergere con il tempo necessario, senza forzature. In questo senso, è un po’ come prendersi cura di sé: rispettare i propri tempi e i propri processi, che ogni volta sono diversi per modalità e durata. È anche un luogo in cui ci si può sentire liberi di perdersi e poi ritrovarsi, senza l’ansia di dover arrivare subito da qualche parte o di dover dimostrare qualcosa. Poiché non esiste una verità unica e universale, il processo creativo ha bisogno di una condizione che ne favorisca lo sviluppo libero, senza la costante pressione del prodotto finale. Crediamo sia fondamentale poter disporre di spazi pensati per chi desidera esplorare, ricercare, mettersi in ascolto. Non è il risultato a determinare il valore di una residenza artistica, ma il tempo, la possibilità e la libertà che essa offre al processo creativo.

 

𝐿𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑅𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝐸𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎-𝑅𝑜𝑚𝑎𝑔𝑛𝑎 (𝐿’𝑎𝑟𝑏𝑜𝑟𝑒𝑡𝑜 – 𝑇𝑒𝑎𝑡𝑟𝑜 𝐷𝑖𝑚𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑀𝑜𝑛𝑑𝑎𝑖𝑛𝑜 | 𝐿𝑎 𝐶𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑂𝑠𝑝𝑖𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑅𝑢𝑏𝑖𝑒𝑟𝑎) 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑀𝑖𝐶 – 𝑀𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎, 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝐸𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎-𝑅𝑜𝑚𝑎𝑔𝑛𝑎, 𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑀𝑜𝑛𝑑𝑎𝑖𝑛𝑜, 𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑅𝑢𝑏𝑖𝑒𝑟𝑎



dal 26 gennaio all'8 febbraio 2026