NIENTE SHOW
Zerocomma Zero Uno
con Daniele Pennati e Daniela Arrigoni
NIENTE SHOW, il game show teatrale dove in palio è il senso della vita. Ispirato alla provocatoria domanda di un tredicenne che dichiara “Se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa”, questo spettacolo trasforma il palco in un set televisivo, di un game show, dove i partecipanti si mettono in gioco in una sfida all’ultimo valore. Al centro del nostro show c’è il “Montepremi del Senso”: una collezione cumulativa di oggetti che, per i concorrenti, hanno un significato profondo e personale. Per contribuire al montepremi e avanzare nel gioco, i partecipanti in scena dovranno superare sfide e challenge. Il pubblico di giovani in sala è il giudice indiscusso delle sorti dei concorrenti e interviene in diretta decidendo, talvolta, anche il corso dello sviluppo narrativo, come in un librogame. Quale prezzo siamo disposti a pagare per lottare in quello in cui crediamo?
La compagnia Zerocomma Zero Uno nasce nel 2012, formata tra ex compagni della Scuola di Teatro Arsenale di Milano. Dopo qualche anno in cui i componenti si sono dedicati a progetti separati con ATIR-Teatro Ringhiera, Sotterraneo e Industria scenica; Daniela Arrigoni e Daniele Pennati si ritrovano per un nuovo spettacolo per il teatro ragazzi, Sono solo parole, che indaga l’importanza del linguaggio e della comunicazione inclusiva.
//AZIONI CON IL PUBBLICO
Laboratorio rivolto alle classi delle scuole secondarie di primo grado di Rubiera.
DIARIO DI VIAGGIO
Che cosa ha significato per voi questo periodo di residenza, in relazione alla fase di lavoro che state attraversando?
Il nostro lavoro si trova attualmente nella sua prima fase di ricerca. Questo periodo di residenza ci ha permesso di esplorare le idee embrionali del nuovo spettacolo, di confrontarci sui temi scelti e avere il tempo necessario per approfondirli.
Ci siamo chiesti: “Di cosa vogliamo parlare? Perché? Cosa vogliamo raccontare, come vogliamo farlo e, soprattutto, a chi?”
Il momento di confronto con i ragazzi e le ragazze delle scuole secondarie di Rubiera è stato una tappa chiave per testare queste prime intuizioni e tracciare una rotta iniziale da percorrere. Lasciare loro il tempo di esplorare insieme a noi il materiale di lavoro ha fornito alla ricerca dei giorni successivi un punto di partenza concreto su cui costruire le riflessioni successive.
Sarebbe prezioso poterli incontrare di nuovo per restituire loro altre parti del progetto, trasformando il percorso in una sorta di creazione collettiva: un lavoro fatto per loro, ma soprattutto con loro.
Qual è, per voi, il senso e il valore di uno spazio di residenza artistica?
Durante questa fase si possono esplorare tutte le vie di un’idea, si possono percorrere scenari fantasiosi, rocamboleschi e anche assurdi, guardare le cose sotto innumerevoli punti di vista, come al microscopio a guardare il minuscolo o al telescopio a cercare l’immenso, per poi tornare sulla terra e cercare, trovare, la chiave del lavoro che funzioni e che mostri veramente il quid che vogliamo indagare ed esprimere.
Poter disporre di un tempo di studio così, libero da presentazioni o restituzioni pubbliche, solleva il processo creativo dall’ansia di prestazione e di produzione, che rappresenta solitamente la parte più meccanica del lavoro teatrale. In un’epoca proiettata spesso verso il prodotto finale e la vendita, rivendicare il tempo per la sola
parte di ricerca e creatività è un atto necessario. Serve a riportare il focus su quello che è il vero cuore dell’arte, lontano dalle pressioni che siamo chiamati a gestire quotidianamente.
Secondo noi il valore dello spazio di residenza artistica è la possibilità di dedicarsi esclusivamente al lavoro creativo in un tempo sospeso, concentrandosi sullo studio e prendendosi lo spazio necessario per pensare e provare. Avere a disposizione questo tempo e questo spazio di cui si ha bisogno, seguendo i ritmi naturali del processo
creativo senza l’urgenza di un risultato immediato, è un’opportunità che oggi è spesso preclusa: gran parte del lavoro artistico, infatti, è ormai scandito da scadenze serrate, bandi, anteprime e debutti.
Ciò che rende speciale una residenza artistica — e in questo caso specifico di questa in Corte Ospitale — è la possibilità di avere tutto nello stesso luogo: sala prove, alloggi e cucina. Questa dimensione permette di vivere il processo creativo in ogni momento della giornata, potendosi concentrare unicamente sul proprio lavoro. È un momento davvero prezioso e raro, che è fondamentale potersi concedere.
