KAMIKAZE

– spero vada meglio dell’ultima volta –

 

Di Giulio Santolini
Con Giulio Santolini e Daniele Boccardi
Dramaturg Lorenza Guerrini
Sound & light designer live Daniele Boccardi
Voci Filippo Baglioni, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini
produzione La Corte Ospitale
con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna
residenze artistiche Attodue, Fabbrica Europa/PARC
si ringrazia CollettivO CineticO, Simone Arganini, Stefano Tumicelli, Fabio Novembrini

 

“Auguro a questa tragedia un pubblico migliore, più rozzo, più immediatamente sincero, più vicino a godere e soffrire, un pubblico popolare” 

Antonio Gramsci l’Avanti 14 novembre1920

 

Fin dalla sua nascita il teatro ha avuto bisogno di almeno due elementi per esistere: l’attore e lo spettatore. Se inizialmente il confine tra i due ruoli era sfumato, un mondo in cui i rituali collettivi sfociavano nelle rappresentazioni, in cui la città si riuniva e tutti contribuivano alla fruizione del mito, con il passare degli anni e dei secoli la distanza si è fatta sempre più netta.

Le abilità richieste per eseguire una partitura sono diventate sempre più complesse, è stata necessaria una separazione e il pubblico ha iniziato ad esigere qualcosa. Più la società si raffinava e più gli spettatori si abituavano a sedere e a ricevere più silenziosamente ciò che il performer aveva da offrire.

Se al tempo dei Duchi di Mantova un attore non gradito poteva rischiare la morte, se durante le prime recite di Moliere il pubblico poteva liberamente abbandonarsi a un piacevole amplesso per scacciare gli sbadigli o persino innescare una rivoluzione, oggi il teatro e gli spettatori si sono fatti più educati, rispettosi, forse meno pericolosi.

Cosa è cambiato? Qual è il rapporto che lega una performance alla sua platea? Cosa succederebbe oggi se il pubblico avesse l’opportunità di esprimere un giudizio nell’immediato, di condannare e punire un attore che non soddisfa il suo gusto?

In KAMIKAZE – spero vada meglio dell’ultima volta – il patto sarà sancito fin dall’inizio con un prologo che dilaterà lo spazio temporale tra lo spegnimento delle luci in platea e l’inizio della performance. Verrà fornito un manuale di istruzioni per decostruire le modalità di fruizione tipiche del pubblico composto e borghese. Sarà un invito a tornare al disordine e alle platee indisciplinate popolari del medioevo e delle piazze.

Seguiranno una serie di round in cui Giulio Santolini, insieme all’aiuto del tecnico in scena con lui, sfideranno il gusto, la morale e la noia creando brevi performance che verranno giudicate e valutate immediatamente dalla platea.

Gli spettatori saranno chiamati a seguire l’istinto e dare la loro sentenza.

Al termine di ogni performance ci sarà una votazione: se la maggioranza degli spettatori sarà soddisfatta, al performer verrà dato un premio, se sarà delusa, una punizione.

Sia le punizioni che i premi saranno estremi, in alcuni casi spietati, e avranno effetto sul corpo del performer, sulla scena e sul dispositivo. Finita l’esecuzione, si passerà a un nuovo round, una nuova creazione, una nuova sentenza, un nuovo premio/punizione e così via.

Come continuare a soddisfare le esigenze degli spettatori? Con un musical? Un monologo straziante? Un’assolo di tiptap? Un coro polifonico creato da una loop station?

L’imprevedibilità aprirà le porte per un’indagine sul rapporto tra attore e spettatori, sui processi fondamentali che regolano l’agire in scena.

Quanto è importante la costruzione di un’esperienza orientata al compiacimento del pubblico? Qual è il confine fra cultura e intrattenimento?

Il teatro è nella sua radice etimologica, il luogo in cui si vede; è uno spazio in cui il rapporto tra ciò che osservo e ciò che manca provoca uno scarto, un intervallo in cui sospendere l’incredulità e tornare a giocare con l’immaginario collettivo, per poter decostruire gli stereotipi e fare esperienza di ribaltamento e anarchia.

L’intento è quello di costruire un apparato ludico e violento in cui fallimento, dedizione, euforia, dubbi non siano celati ma celebrati, in cui il pubblico possa sentir vibrare insieme al performer la bellezza e l’oscenità del meccanismo creativo.

La pratica dell’arte può opporsi alle rappresentazioni manipolative e offrire un modello di libertà: un modello non governato da pretese di correttezza, nel quale l’espressione può tramutarsi in esplorazione collettiva.

KAMIKAZE – spero vada meglio dell’ultima volta – è uno spettacolo che vuole fare comunità abitando senza sovrastrutture una piccola Agorà dove poter dare valore all’esperienza dello sguardo.

Un dispositivo ludico e spietato.
Un manuale di istruzioni per praticare il disordine e innescare un ribaltamento di ruoli
Un gioco in cui gli spettatori saranno i giudici più spietati e il performer la vittima.
Una riflessione sul rapporto tra cultura e intrattenimento, tra compiacimento e prodotto artistico.

 

BIO

Giulio Santolini è un performer, coreografo e insegnante di performing arts. Dopo aver conseguito il diploma come attore all’Accademia dello Stabile del Veneto collabora come performer per varie compagnie nazionali e internazionali fra cui: CollettivO CineticO, Enzo Cosimi, Marcos Morau/La Veronal, Sharon Fridman e Sotterraneo, con cui ha vinto 2 premi Ubu per il miglior spettacolo dell’anno (2019/2022) e di cui cura le coreografie degli spettacoli. Ha debuttato nel 2024 con la sua opera prima dal titolo “LE BACCANTI – fare schifo con gloria”.

 






RASSEGNA STAMPA

Nicola Arrigoni - Sipario " [...] Bello perché Kamikaze è un dialogo che il danzatore e attore Santolini, affiancato dal tecnico e attore Daniele Boccardi intesse col pubblico, chiamato a giudicare le azioni performative offerte in uno show tanto strampalato, quanto comicissimo e leggero che adombra una riflessione sul significato del fallimento. [...] Nel lavoro, prodotto dalla Corte Ospitale [...] c’è la dimostrazione di come la generazione degli artisti under 30 sia una generazione per sua natura di performer, in grado di frequentare con disinvoltura movimento e parola incarnata, teatro e danza, regalando un mix che difficilmente chiede di essere catalogato, ma vive nell’urgenza di dire e dirsi, magari sperimentando un allegro e brioso fallimento."

Giulia D’Amico - Krapp's Last Post " [...] In scena un poliedrico Giulio Santolini, attore, danzatore, coreografo (conosciuto e apprezzato per le sue collaborazioni con CollettivO CineticO, Sotterraneo, La Veronal ed Enzo Cosimi) accompagnato da Daniele Boccardi, sound e light designer ma anche funzionale spalla. Santolini è strepitoso sia come attore sia come danzatore, dimostrando una preparazione fisica accurata, duttile e allo stesso tempo emotiva, mentre Boccardi sostiene la scena in maniera puntuale, una presenza pacata ma efficace."

Andrea Pocosgnich - Teatroecritica " [...] Potrebbe accadere di tutto anche che il finale venga deciso dal pubblico e che l’artista poi se lo riprenda con un colpo di mano per suonare uno sconosciuto e stonato strumento giapponese: Hallelujah di Leonard Cohen viene fatta a pezzi, mentre il pubblico ride dell’ennesima trovata di libertà di questo strano, anarchico, sghembo e, fortunatamente, irrisolto oggetto teatrale non identificato.”"

Matteo Brighenti - Paneacquaculture " [...] Proprio il pubblico è l’obiettivo decisivo per Giulio Santolini. Più precisamente: è il suo bersaglio. Ovvero, il segno su cui calibra la mira della sua presenza sul palco per aggiustarne l’impatto. Colpo che, una volta assestato, trasforma lə spettatorə nello stesso oggetto preso di mira: Kamikaze. Spero vada meglio dell’ultima volta non è solamente un titolo: è un programma di intenti. È sia didascalia sia sferzante autoironia. Perché il kamikaze è lui e l’“aereo” è lo spettacolo stesso. D’altronde, la sua poetica si fonda sul coinvolgimento calibrato del pubblico per destrutturarne la funzione di fronte a un evento dal vivo. Perciò, s’interroga costantemente sul senso di comunità teatrale e sul confine, se esiste, fra cultura alta e bassa, tra arte e intrattenimento.”"

Alice Capozza - Gufetto " [...] Più che uno spettacolo compiuto, Santolini percorre un processo: un laboratorio aperto non solo sul teatro e sull’arte, ma sulla ricerca di senso. In questa esposizione a volte ironica, a volte vulnerabile, emerge una tensione autentica: il desiderio di riuscire sapendo che il fallimento è inevitabile, come dichiara nella lettera di addio alla madre il kamikaze che si lancia contro la morte: l’essere umano nella sua fallibile precaria esistenza”"






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