Appunti per una Perestrojka

Matilde Vigna

 

di Matilde Vigna
con Alberto Pirazzini, Matilde Vigna
dramaturg Jacopo Giacomoni
sound design Manuela Alabastro
scene e luci Umberto Camponeschi
costumi Francesca Novati/Baste Sartoria
maschera VIVAFX
consulenza drammaturgica Simone Vacatello
consulenza video Marco Calzolari
produzione La Corte Ospitale
con il sostegno di Ferrara OFF, MiC Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna
progetto vincitore chiamata OFFline
si ringrazia per la collaborazione Mittelfest

 

Il percorso scenico giustappone una donna piantata in un vaso 
ad un uomo che stira, fa giochi di magia, scompare. 
Un racconto che attraversa senza soluzione di continuità il disastro di Chernobyl, le evacuazioni forzate, una maternità, una ristrutturazione (di un appartamento o del blocco sovietico) e il mondo vegetale, 
quelle piante che ci insegnano in altro modo di resistere e di continuare a vivere anche quando non sembra più possibile.
Perché in questa personalissima Perestrojka non ci sono dimissioni possibili.
Solo rinascere piante 
Solo rinascere madri.
(Sì, c’è anche Gorbachev)

 

Matilde Vigna
nasce in provincia di Rovigo nel 1988.
Dopo la maturità scientifica e la laurea magistrale in Relazioni Internazionali, nel 2015 si diploma alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, allora diretta da Valter Malosti.
Nel biennio 2015-2016 partecipa al corso di Alta Formazione di ERT diretto da Antonio Latella. Santa Estasi, il progetto-maratona conclusivo del percorso, vince il Premio Ubu 2016 miglior spettacolo e miglior cast under 35. 
Premio Ubu 2019 (miglior attrice/performer under 35) e Premio Eleonora Duse 2020/21 (attrice emergente), nel 2022 debutta alla drammaturgia con una riga nera al piano di sopra, candidato al Premio Ubu 2022 (miglior novità drammaturgica italiana).
In teatro ha collaborato con Valter Malosti, Antonio Latella, Leonardo Lidi, Michele Di Mauro, Liv Ferracchiati, Giacomo Pedini, Veronica Cruciani e numerose compagnie indipendenti. 
Nel cinema incontra (tra gli altri) Andrea di Stefano, Matteo Rovere, Stefano Usardi, Gianluca Minucci.
I testi (una riga nera al piano di sopra e Chi resta) sono pubblicati da Luca Sossella Editore in collaborazione con ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione nel dittico Sopravviverci – due pezzi sulla perdita; e tradotti in lingua inglese da Edward Fortes.
È tra gli artisti e le artiste selezionate per la 2nd Wave della piattaforma europea Prospero NEW.

 

Alberto Pirazzini
Romagnolo, classe 1997, appassionato di illusionismo, dopo aver frequentato la “Galante Garrone”, si diploma alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano.
Recita in Pulce nell’orecchio, Doppio Sogno e Ci guardano, con la regia di Carmelo Rifici. È Romeo nel Romeo e Giulietta di Cabiria Teatro, in Sogno di una notte di mezza estate di Andrea Chiodi interpreta Chiaro di Luna e nel recente Gabbiano riscritto da Livia Rossi recita la parte del maestro Medvedenko, sempre con la regia  di Rifici. 
È Serafino Gubbio in Quaderni di Serafino Gubbio Operatore, regia di Flavio Capuzzo Dolcetta, progetto vincitore del premio Leo De Berardinis 2026.
Collabora con Michele Dell’Utri in Benvenuti al Piccolo e tra gli altri lavora con Federico Tiezzi, Matilde Vigna, Giacomo Pedini, Alessandro Sciarroni ed Emma Dante.
Attualmente frequenta il corso di Lettere all’Università degli Studi di Milano.






RASSEGNA STAMPA

Renzo Francabandera - PAC […] una donna che cerca di capire come si fa a riorganizzare una casa, una vita quando alle prese con il tema della maternità, senza farla franare tutta in una volta. In scena ad aprire lo spettacolo con giochi da prestigiatore con le carte, Alberto Pirazzini, che sarà poi per tutto il resto del tempo in cui i suoi numeri non interrompono il monologo di Vigna, l’uomo di casa, alle prese con le pulizie, lo spolverare, lo stirare. Un bel vedere questo in scena: che, si fa tanto dire ma i cambiamenti nei costumi sociali e nelle abitudini radicate passano anche per l’estetica dello sguardo. […] Vigna è abile nel trasformare lo spazio scenico in un campo di reliquie domestiche, mescolando il monologo confessionale a una forma di teatro-documentario dove il pubblico non assiste, ma viene coinvolto in un flusso che è insieme memoria e progetto. E poi, c’è la domanda che il titolo lascia aperta come una finestra che non si chiude bene. Di quale perestrojka abbiamo bisogno oggi? Non certo di quella storica, fallita sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. Ma forse di una personale, fatta di piccole demolizioni e ricostruzioni lente. Quella che ti fa capire che il modo in cui ami, lavori, soffri, resisti, ha bisogno di una ristrutturazione profonda. Non perché sia sbagliato, ma perché è diventato inabitabile. […] La storia offerta da Vigna, della maternità (sua o non sua non è rilevante, visto che il teatro è il luogo dove falso e vero si confondono, ma dove tutto è reale), una storia che arriva come un gioco di prestigio inspiegabile come quelli brillanti di Pirazzini, ha a che fare con le scelte di oggi per il domani, di quello che pensiamo quando proiettiamo l’umano oltre il suo tempo finito.










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