EIGHT
di Ella Hickson
traduzione Monica Capuani
regia Michele Di Giacomo
con Tamara Balducci, Camilla Berardi, Gabriele Brunelli, Michelangelo Canzi, Rita Castaldo, Michele Di Giacomo, Valeria Perdonò, Simone Tudda
luci Mattia Sartoni
regista assistente Matteo Gatta
prologo ed epilogo Michele Di Giacomo
voce prologo ed epilogo Matteo Sintucci
produzione Le città visibili ed Alchemico Tre
Per gentile concessione dell’Agenzia Danesi Tolnay
Eight sono otto avvincenti monologhi che offrono un ritratto potente e rappresentativo dell’Inghilterra contemporanea; di una generazione, quella tra i 17 e 40 anni, cresciuta in una società in cui tutto è diventato accettabile. Da Millie, prostituta che piange la perdita del vecchio sistema di classe britannico, a Miles, sopravvissuto all’attacco terroristico di Londra del 7 luglio 2005, a Danny, ex militare che che ha trovato casa tra i cadaveri di un obitorio, ad Andrè gallerista omosessuale vittima di un sistema dell’arte dove conta più l’apparire che l’essere. Otto storie che compongono un mondo fatto di fratture, fallimenti, successi, ricerca della felicità: un mondo molto, troppo simile a quello in cui viviamo.
Eight non è solo uno spettacolo, è anche un dispositivo scenico che mette al centro spettatori e spettatrici. Ad ogni replica il cast cambia grazie al voto del pubblico. Dopo aver ascoltato 25 secondi di presentazioni da parte di ogni personaggio, il pubblico ne sceglie, tramite il proprio cellulare, quattro su otto. I quattro più votati compongono la formazione della replica, susseguendosi sul palcoscenico fino a costruire un unico racconto. Ogni serata è unica, ogni rappresentazione diversa. Uno spettacolo tagliente, sfrontato che riflette sui meccanismi che ci spingono ad ascoltare una voce invece di un’altra, mostrandoci un mondo che riguarda tutti.
NOTE DI REGIA
Nel 2008 Hickson, poco più che ventenne, porta al Fringe di Edimburgo uno spettacolo che obbliga lo spettatore a scegliere chi vedere in scena. Scrive otto monologhi che sono una prova d’attore e anche di scrittura, ma solo quattro andranno in scena. Un meccanismo crudele per il cast e per il pubblico. Otto diventa anche il titolo dello spettacolo: Eight. Una promessa tradita, una falsa opportunità. Lo spettacolo vince il Fringe e diventa un successo. La Hickson ora collabora per teatri più importanti d’Inghilterra, con opere rappresentate in tutto il mondo, ma Eight è ancora in grado di farci una radiografia potente del presente. In un grande limbo che è il palcoscenico, uno schermo grigio divide la scena a metà: il dietro, spazio dell’attesa, della possibilità e il davanti, spazio della rappresentazione, della vita. Gli otto appaiono prima come ombre poi schierati, cercano di convincere il publico ad essere scelti in 25 secondi di presentazione. Come un reel su Instagram. A guidare il pubblico una voce narrante. Chi sceglie lo fa inquadrando un qr code. Tutto è veloce, istintivo. “In fondo non è così che facciamo sui social?” ci dice il narratore “in 25 secondi decidiamo se skippare, matchare, likeare, followare, se premere play o stop.” Quando la scelta è fatta comincia lo spettacolo. Pochi elementi: alcune pedane, oggetti, costumi e il personaggio scelto. Ma chissà se il racconto iniziale corrisponde a verità, se oltre l’apparenza si nasconde altro? Finito il viaggio, solo quattro storie sono state ascoltate. E le altre?
“Quattro storie come otto miliardi di storie.
E cosa facciamo noi di queste storie?
Non solo le quattro che abbiamo ascoltato ma anche quelle che non hanno avuto voce. Quelle incrociate di sfuggita per strada. Quelle sfiorate alla cassa di un supermercato o nelle scale del condominio. Quelle viste sui nostri cellulari.
Che fine fanno? Che fine gli facciamo fare?
Si consumano davanti a noi, bruciano.
Ma forse questo ardere ci riguarda tutti!”
MONOLOGHI
I monologhi hanno una scrittura pop, immediata, ritmica, tradotta con attenzione da Monica Capuani ma, come accade nei testi della Hickson, con affondi di verità, per cui ci si ritrova davanti persone e non personaggi. I protagonisti si raccontano al pubblico, a volte si nascondono, a volte si confessano, in un corpo a corpo serrato con chi li ascolta. Sono otto, è vero, eppure sembrano un mondo intero. Sono Danny, un ex soldato palestrato alle prese con il suo squarcio, fisico e dell’anima. Jude, un ragazzino che durante una vacanza in Francia fa esperienza del tormentato amore dei romanzi. Andrè un gallerista omosessuale che trova il compagno impiccato nel magazzino della galleria, Bobby una ragazza madre umiliata dal Natale perfetto della vecchia Signora Beaton, Miles un broker americano che in seguito a un attentato terroristico inizia una doppia vita, Mona una ragazzina che fugge da una madre libertaria nelle braccia di un misterioso Messia, Millie la prostituta nostalgica dei mariti della classe borghese, Astrid che tenta disperatamente di tradire un compagno che non la vede veramente. Tutti tra i 17 e i 40 anni. Tutti in conflitto con una società che li rifiuta cui cercano di adeguarsi, tutti con storie di fallimenti e risalite. Tutti e tutte lottano per la felicità. Ogni monologo è uno spaccato di vita. La Hickson riesce con ironia e una scrittura veloce e immediata, a raccontarci un mondo senza più regole che ha trasformato l’impensabile in abitudine.